Pier Online – website

Il pensierino delle feste

Written on 23 dicembre 2016   By   in Uncategorized

Pensierino delle feste, come di consueto, sottovoce, come piace a noi.
Stanotte, come fanno i musicanti veri, sono tornato a casa piuttosto tardi. Dopo il concerto a Crema e l’inevitabile incontro con la pannosa scighera* chantilly, sulla strada che mi riportava a Milano, sono arrivato alle porte della città con parecchia adrenalina in corpo.

Vuoi l’elettrizzante serata con i Multigroove, vuoi il terrore di non vedere ad un metro dal parabrezza, mi sono concesso una sosta in Viale Monza, così da garantirmi un meritato chill out e la degustazione di un kebab di piccantezza smodata.
Poco più tardi, ho raggiunto casa e mi sono disteso.
Ho avuto un sonno agitato e pieno di risvegli improvvisi, ma grazie a quella camomilla naturale di Alessandra, che ancora mi concede l’onore di dormirle accanto, riprendevo sonno quasi immediatamente. Tanti pensieri, tante incognite, qualche preoccupazione… senza scendere in dettagli, sapete, io e quella ricciolina abbiamo avuto un anno da montagne russe, con discese ardite, quelle di Battisti, e le risalite (sempre di Battisti). In picchiata e in arrampicata. In ricchezza e in povertà, e tutte quelle cose lì.
Avete presente la sensazione che manchi qualcosa?
Quella carenza della sera… (copyright dei New Trolls)

Beh, stanotte – tra una fase R.E.M. e una fase Nirvana – ho pensato a tutte le congetture, le ipotesi, gli scenari che avevamo immaginato insieme e che tutt’ora immaginiamo. Nella prima metà dell’anno ci succedeva di farlo in una birreria, di ritorno dal ristorante. Oggi avviene a tavola, prevalentemente, ma anche sul divano, con il blocchetto degli appunti, i pennarelli, gli evidenziatori e tutto quello che serve per essere fedeli a quel disegno di futuro che abbiamo in mente. Pianifichiamo. Un pezzo alla volta, un passo avanti, due indietro e tre avanti, per recuperare sugli imprevisti che arrivano, per definizione, senza essere previsti. Insomma… come fa, o come dovrebbe fare, una famiglia.

img_2148

Per dire…

Quando Ale è entrata nella mia vita, mi ha sentito tante volte parlare di famiglia, sempre con molto trasporto ma in parecchi momenti, quando finalmente toglievo del tutto l’armatura da cinico e la mettevo per un po’ nell’armadio, mi osservava come farebbe uno strizzacervelli di fronte a Dominic Toretto quando fa l’enfatico. Ecco.

e6e40fcf0d817363553a6acee2464dc0

Dominic Toretto mentre spiega sobriamente le sue posizioni

 

Famiglia, lo avrete capito, è una parola che adoro. Esclusiva ed inclusiva, allo stesso tempo.

Ci sono i papà, le mamme, i figli, i nipotini, le zie e gli zii, i cugini (che sono fratelli ad honorem), ecc… quelli che ci toccano per nascita e che non possiamo scegliere. Sono importanti, sono fondamentali.
Non li scegliamo, ma sono l’imprinting, il modello di riferimento, la chiave e la serratura.
Non li scegliamo ma ci insegnano, io credo, a scegliere.

 

 

 

Scegliere.
Se ci viene data l’occasione, e un tempo adeguato per fare minchiate, errori di valutazione, prendere cantonate ed infatuazioni, a volte impariamo anche a farlo. Si può persino diventare bravi. A un certo punto scegli chi entra, chi resta, a chi puoi dare il duplicato delle chiavi e chi se ne può andare a farsi fottere. A volte qualcuno si addormenta sul divano, non sai bene chi è, chi lo ha fatto entrare… ma poi dopo qualche tempo scompare. Altri li vorresti fare entrare, vorresti che non si limitassero ad arrivare alla porta, magari offrirgli una camera, il divano che si è liberato da poco ma… non te ne danno la possibilità e ti rimane un po’ di amaro in bocca. Fa parte del gioco, ragazzi, e bisogna metterlo in conto.

Questa, pensavo, è esattamente la mia idea allargata di… famiglia allargata! Una specie di grande casa, senza pareti (copyright di Gino Paoli, stavolta), dove ci sono tutti, anche quelli che non ci sono più, ma che ci sono lo stesso. Quelli che abbiamo scelto di avere intorno, quelli che a loro volta ci hanno scelto e si sono fatti scegliere, che resistono, nonostante.
Sono lì, sempre nei paraggi, a portata di mano, di sguardo, di voce. E quando tutti si è nella stessa casa, ora lo so, diventa complicatissimo distinguere gli uni dagli altri perché è… come dire, tutta una famiglia.

taglioalta_001554-1

Alcuni dei membri più prestigiosi


Eh, sì… dimenticavo, ovviamente ci vuole anche un po’ di culo. Io ne ho avuto parecchio, credetemi, l’immagine qui sopra ha il solo scopo di presentare il prodotto.

Insomma, e concludo (copyright di Matteo Renzi), cito una persona che conosco e che una volta mi ha detto che l’amore non ha fine, che c’è sempre spazio e puoi sempre aggiungere qualcuno, anche tre gatti nel mio caso, senza togliere nulla a chi c’è già.
E il punto è proprio questo. Questo è quello di cui volevo parlare, oggi, alla vigilia della vigilia, senza preoccuparmi di risultare melenso o Toretto.

img_2225

Anche quest’anno la foto di rito


A tutti, i miei migliori auguri di Buone Feste!

Godiamoci la famiglia, godiamo di chi e di quello che abbiamo, ché a piangersi addosso si muore di ruggine.

La Forza è con noi, noi siamo tutt’uno con la Forza!

Tra qualche giorno, se me lo consentirete, tornerò a scassare i maroni.

Pier

 

 

 

 

*WIKI
La scighera (ciamada anca nebia o burda) a l’è un fenomen meteurulogich che l’è pruvucaa de l’evapuraziun de l’aqua che la gh’è in del sör o in d’una distesa de aqua in süperfiss. A cuntat cun l’aria, el vapur de l’aqua al vegn püssee fregg e’l se cundensa in d’un areosol furmaa de gut piscininn che rifrang la lüs del suu e la fan vegnì d’un culur panaa (bianch).

Per questo sto con te

Written on 11 agosto 2016   By   in Blog

Ti aspettavano al varco, sai?
“Eccola la stronzetta… mamma mia, che carattere di merda, ma chi si crede di essere? E poi tutte quelle foto, le copertine, i fidanzati, i selfie… spero che tu perda! Così impari a fare la figa!”

Solo 20 centesimi.
20 centesimi di secondo di troppo
Federica, 28 anni, hai perduto il podio per 20 centesimi di secondo.

Come ti ho detto ti aspettavano al varco.
Chi?

Federica-Pellegrini

Sono le campionesse di tiro con l’astio, di bitch volley, di lancio del predicozzo e di vuoto sincronizzato, e sono venute fuori tutte insieme. Hanno la tua età, all’incirca, la tua stessa attitudine al narcisismo, fanno gli stessi selfie e hanno le stesse spigolosità caratteriali. Sono allenatissime. Sono pronte a tutto pur di guadagnarsi 20 centesimi di secondo di presunta celebrità.

E hanno qualcosa in più di te, te lo devo dire:
La cattiveria, una certa abilità con i colpi bassi, un nutrito assortimento di insulti sessisti e un indecoroso moralismo d’accatto.

Ma, soprattutto, e questo lo devi ricordare, hanno qualcosa in meno: 19 medaglie d’oro, 12 medaglie d’argento e 13 di bronzo.

Per questo sto con te, Federica.
La differenza è tutta lì, tra chi fa la storia e chi fa un sacco di storie.

 

Buongiorno Milano

Written on 8 luglio 2016   By   in Blog

Buongiorno Milano, sei bollente e irritante come nelle mattine di tanti anni fa.
Buongiorno ai 33°C … cosa tengo a fare il condizionatore acceso tutta la notte se poi devo svegliarmi con la canottiera pressofusa sulla pelle?
Buongiorno David Bowie, grazie per la tua canzone che mi sveglia ogni mattina.
Buongiorno rassegna stampa di Radio Radicale, alle apnee improvvise di Massimo Bordin e agli altrettanto improvvisi colpi di tosse.
Buongiorno a Groupon e alla visita ginecologica… che mi proponi con lo sconto. Prima o poi finirà che ne approfitterò.

Ascolta un cretino

Written on 7 luglio 2016   By   in Blog

A mio parere c’è un mutamento culturale in atto che, come un fiume nel momento della piena, sta esondando dagli argini. Ciò che prima avveniva, con conseguenze risibili, in un pub o dal parrucchiere, ha oramai guadagnato una posizione primaria, una visibilità assoluta, a volte sconfina nella sovraesposizione, ma sempre e comunque in favore di telecamera.

L’ignorante (detto senza intenti denigratori) prende il posto del competente, il surrogato scalza l’originale e, in ultima analisi, l’improvvisato agisce nel campo che spetta al professionista.
Di questo, in fondo, non posso lamentarmi visto che mi tolgo quotidianamente lo sfizio di fare il ristoratore, e solo perché nel mio curriculum c’è una voce che dice “mi piace mangiare”.

L’incompetente, accompagnato da un ghigno corredato da sopracciglio alzato, si organizza e invade le corsie, si riversa sulle carreggiate e, -a conti fatti- ha voce in capitolo, fino ad assurgere a ruolo di interlocutore preferenziale. Sovverte tutte le certezze e azzarda nuove teorie. Smonta la versione ufficiale e te ne regala una nuova. In parole povere, riscrive la storia.

Lo riconosci in fretta, visto che proclama, non privo di boria: “Ascolta un cretino, io sarò pure un ignorante e forse questo non è il mio campo ma non accetto lezioni…”

E una volta che l’incompetente ha fatto irruzione, ha divelto la porta della pazienza, ti ha fatto prigioniero nel tuo soggiorno, è lì in quel momento che ti obbliga ad ascoltare la sua versione dei fatti, puntandoti alla tempia una copia del China Study.

“Ascolta un cretino, io sarò pure un ignorante e forse questo non è il mio campo ma non accetto lezioni…”

Riascolto dentro di me quell’affermazione.
E’ tutto in quella frase.
In sottofondo un quartetto d’archi sta suonando la spocchia e l’accordatura, manco a dirlo, lascia un po’ a desiderare.

Non una lezione, dice.
Non è il suo campo, sostiene.
E’ un cretino.
E me l’ha detto lui.